LXXVIII

L’educazione

Narrò Abu Hurayrah – sia soddisfatto Iddio di lui -:
Venne un uomo dall’ Inviato di Dio – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – e gli disse:
O Inviato di Dio, chi è più meritevole della mia buona amicizia?
Tua madre.
E poi chi?
Poi tua madre.
E poi chi?
Tua madre.
E poi chi?
E poi tuo padre.

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Narrò Abd Allah figlio di ‘Amr:
Un tale disse al Profeta – Iddio Io benedica e gli dia eterna salute -:
Andrò al gihad
Hai ambedue i genitori?
Sì.
Allora il tuo gihad è di stare con loro.

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Narrò Anas figlio di Malik – sia soddisfatto Iddio di lui -:
L’Inviato di Dio – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – ricordò i peccati più gravi. Fu interrogato in proposito e disse:
Sono il politeismo, l’omicidio e la disobbedienza ai genitori.
E ve ne dirò uno anche più grave: dire il falso o dare falsa testimonianza.

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Narrò il figlio di Abu Nu’m:
Stavo con il figlio di Umar e un tale lo interrogò sul sangue dei moscerini. Il figlio di Umar gli domandò:
Di che paese sei?
Sono iracheno.
E il figlio di Umar:
Guardate un po’ costui! M’interroga sul sangue dei moscerini e loro Iracheni sono quelli che uccisero il figlio del Profeta – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute -.
Io ho sentito il Profeta – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – dire dei nipotini: Sono i miei due fiori odorosi di questo mondo.

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Narrò Abu Qatadah:
Il Profeta Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – ci venne incontro portando in collo Umamah, la bambina di Abu l-‘As. Poi esegui la preghiera, e quando si prostrava, la posava a terra; quando si alzava, la riprendeva su.

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Narrò Abu Hurayrah – sia soddisfatto Iddio di lui – che l’Inviato di Dio – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – badava il nipotino al-Hasan figlio di Ali.
Era presente al-Aqra’ figlio di al-Habis, che disse:
Io ho dieci figli e non ne ho mai baciato uno.
L’Inviato di Dio – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – lo guardò e gli rispose:
Chi non sente affetto, non riceverà affetto.

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Narrò Safwun figlio di Sulaym che -il Profeta – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – aveva detto:
Chi si dedica a soccorrere la vedoya e il bisognoso, è come il combattente del gihad o come chi digiuna di giorno e sta in preghiera la notte.

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Narrò Anas figlio di -Malik che il Profeta – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – aveva detto:
Il Musulmano che ha piantato un legume di cui si nutrono uomo e bestie, è come se avesse fatto un’elemosina.

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Disse Gabir figlio di Abd Allah – sia soddisfatto Iddio di ambedue – che il Profeta – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – aveva detto:
Ogni gentilezza è un’elemosina.

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Narrò Abu Musa al-As’ari:
Il Profeta – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – ha detto:
Ogni Musulmano è tenuto all’elemosina.
Dissero:
E se non trova niente da dare?
Lavori con le sue mani, provveda a sé stesso e di quel che resta faccia elemosina.
E se non può, o non lo fa?
Aiuti il bisognoso infelice.
E se non fa questo?
Comandi agli altri di fare il bene.
E se non lo fa?
Si astenga dal male; anche questo sarà per Iui un’elemosina.

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Narrò ‘Aisha – sia soddisfatto Iddio di lei -:
Un gruppo di Ebrei entrò dall’Inviato di Dio – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – e disse:
Sia su di voi la pece.
Io capii e risposi:
Sia su di voi la pece e la maledizione!
L’Inviato di Dio – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – disse:
Piano, piano, ‘Aisha Dio ama la gentilezza in ogni cosa.
Io risposi:
Inviato di Dio, non hai sentito quel che avevano detto?
E lui:
E io ho risposto: e anche su di voi.

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Narrò Anas figlio di Malik:
Un Beduino orinava nella moschea. Tutti insorsero contro di lui, ma l’Inviato di Dio – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – disse:
Non lo interrompete! Poi fece portare dell’acqua e ce la versò sopra.

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Narrò Masruq:
Andammo da Abd Allah figlio di ‘Amr quando venne a Kùfah con il califfo Mu’awiyah, ed egli menzionò l’Inviato di Dio – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – e disse:
Non era né esagerato, né offensivo nei suoi discorsi. Diceva:
Fra i migliori di voi sta quello che ha il carattere migliore.

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Narrò ‘Aisha – sia soddisfatto Iddio di lei – che certi Ebrei eran venuti dal Profeta – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – e avevano detto:
La pece sia su di voi.
‘Aisha aveva risposto:
Sia su di voi, e la maledizione di Dio e la Sua collera siano su di voi!
Ma il Profeta aveva detto:
Piano, ‘Aisha. Sii gentile e guardati dalla durezza e dagli eccessi.
Ella aveva insistito:
Non hai sentito quel che hanno detto?
E lui:
Tu non hai sentito quel che ho detto io in risposta?
La mia richiesta nei loro confronti sarà esaudita, e non sarà esaudita la loro nei miei.

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Anas figlio di Malik narrò che il Profeta – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – aveva detto:
Nessuno trova la dolcezza della fede finché non ama, l’uomo soltanto in Dio e finché non preferisce essere precipitato nell’inferno anziché tornare alla miscredenza dopo che Iddio l’ha salvato, e finché Iddio e il Suo Inviato non gli, sono più cari di ogni altro.

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Narrò Abu Hurayrah che il Profeta – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – aveva detto:
Guardatevi dalle supposizioni, che sono i discorsi più menzogneri. Non andate a caccia di notizie, non fate la spia, non invidiate, non contraddite, non abbiate antipatie. Siate, voi servi di Dio, fratelli.

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Narrò ‘Aisha – sia soddisfatto Iddio di lei -:
L’Inviato di Dio – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – mi disse: –
Io so con certezza quando sei in collera e quando sei soddisfatta.
Risposi:
Come lo sai?
E lui:
Tu, quando sei soddisfatta, mi dici: No, per il Signore di Muḥammad e quando sei inquieta dici: No, per il Signore di Abramo.
Io risposi:
Sì, mi separo soltanto dal tuo nome.

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Narrò Garir figlio di Abd Allah:
Da quando divenni Musulmano il Profeta – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – non mi tenne a distanza e, quando mi vedeva, mi sorrideva sempre in faccia.
Una volta mi lagnai con lui perché a cavallo non ero saldo in sella; mi diede una manata sul petto e disse:
Mio Dio, rinsaldalo e fa di lui una guida ben diretta.

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narrò ‘Aisha – sia soddisfatto Iddio di lei –
non ho mai veduto il Profeta – Iddio lo benedica e gli dia m salute – ridere a gola spiegata, mostrando l’ugola.
Invece sorrideva.

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Narrò Abu Hurayrah – sia soddisfatto Iddio di lui- che l’Inviato di Dio – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – aveva detto:
Il forte non é l’energumeno; è quello che si domina nella collera.

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Narrò Abu Hurayrah – sia soddisfatto Iddio di lui -:
Un uomo disse al Profeta – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute -:
Dammi un consiglio. Rispose Il Profeta:
Non ti arrabbiare, e glielo ripeté più volte: Non ti arrabbiare.

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Narrò Imran figlio di Husayn che il Profeta – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – aveva detto:
Il pudore si manifesta soltanto a fin di bene.
Disse Busayr figlio di Ka’b:
é scritto nella Sapienza che fanno parte del pudore la dignità e quella pace che viene da Dio.
Imram gli rispose:
Io ti ho riferito le parole dell’Inviato di Dio – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute -, e tu mi citi questa tua pagina.

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Narrò Anas – sia soddisfatto Iddio di lui -:
Una donna venne dal Profeta – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – e si offrì a lui dicendo: Posso esserti utile?
La figlia di Anas disse: Che mancanza di pudore!
Ma il padre le rispose: Essa è migliore di te; si è offerta all’Inviato di Dio -. Iddio lo benedica e gli dia eterna salute.-

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Narrò Abd al-Raḥmān figlio di Abu Bakr – sia soddisfatto Iddio di ambedue – che Abu Bakr aveva ospitato un gruppo di persone e aveva detto al figlio:
Da bravo occupati degli ospiti io vado dai Profeta – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute -. Fa il tuo dovere con loro prima del mio ritorno.
Continuò Abd al-Raḥmān:
Io presentai loro quel che avevo e dissi: Mangiate. Domandarono:
Dov’è il capo di casa?
Mangiate!
Non mangeremo finché non viene il capo di casa.
Accettate da noi quel che vi è dovuto. Certamente, se viene e non avete ancora mangiato, se la prende con noi. Rifiutarono, e io capii che mio padre sarebbe stato malcontento di me e quando tornò mi nascosi da lui in un cantuccio.
Domandò agli ospiti: Che cosa avete fatto? Glielo dissero e lui:
Abd al-Raḥmān! Io tacevo. Ripeté:
Abd al-Raḥmān! E io zitto. Esclamò:
Ignorante! Se mi senti, ti prego soltanto di uscire fuori! Io uscii fuori dicendo:
Intenoga i tuoi ospiti.
E quelli dissero:
Dice la verità: ci ha portato da mangiare.
E mio padre:
Però mi avete aspettato. Per Dio, stasera non mangerò.
E gli ospiti:
Perdio, non mangeremo se non mangerai anche tu!
Disse Abu Bakr:
Non ho mai visto un guaio come quello di stasera. Non può essere che voi non riceviate quel che vi spetta. Abd aI-Raḥmān, porta qui la cena!
La portai; allungò la mano e disse:
In nome di Dio, al diavolo la mia collera!
Mangiò e mangiarono gli altri.

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Disse Ubayy figlio dl Ka’b:
L’Inviato di Dio – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – ha detto:
Nella poesia c’è della sapienza.

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Narrò Gundab:
Mentre il Profeta – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – camminava; urtò in sasso, inciampò, e le sue dita sanguinarono. Disse allora:
Che cosa sei tu se non un dito insanguinato,
E sulla, strada di Dio che cosa hai incontrato?

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Narrò Abu Hurayrah – sia soddisfatto Iddio di lui-: Il Profeta Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – ha detto: La parola del poeta Labid: Forse che ogni cosa, all’ifuori di Dio, non è vana? è veritiera! E inoltre il poeta Umayyah figlio di Abu l-Salt fu sul punto di farsi Musulmano.

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Narrò Salamah figlio di al-Akwa:
Movemmo con l’Inviato di Dio – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – contro Haybar e andavamo di notte. Uno della comitiva disse a Amir figlio di al-Akwa:
Ci faresti sentire qualche cosa di tuo? Amir, che era poeta, scese dal cammello e, sul ritmo del suo passo, recitò:
Senza di Te, o Signore, non faremmo che errare,
non largir l’elemosina potremmo, né pregare;
i nostri passi falsi Ti piaccia perdonare;
rendici fermo il piede nelle vicende amare.
La Tua serenità in noi, deh! fa stillare.
Ecco, giungiamo subito, sentendoci chiamare,
quando chi chiama prega d’andarlo ad aiutare.
L’Inviato di Dio – Iddio lo henedica e gli dia eterna salute – disse: Chi è questo cammelliere? Risposero:
È Amir figlio di al-Akwa. E il Profeta: Dio abbia misericordia di lui Uno dei presenti disse; Profeta di Dio, parli di lui come se fosse già morto?
Arrivammo a Haybar e la cingemmo d’assedio finché fummo colpiti da grave carestia. Finalmente Dio apri ai Musulmani l’oasi di Haybar, e la vigilia di quel giorno furono accesi numerosi fuochi .L’ Inviato di Dio – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – domandò a che cosa servissero. Rispondemmo che cuocevamo la carne.
Quale carne?
Quella di certi asini domestici.
L’inviato di Dio – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – ordinò di spegnere i fuochi e rompere le pentole. Uno di noi domandò:
Non si potrebbero spegnere i fuochi e lavare le pentole?
In modo o nell’altro, fate come vi pare.
Quando i combattenti si schierarono, mentre Amir allungava la spada contro un Ebreo per colpirlo, la lama, ch’era incrinata, saltò indietro e ferì ad un ginocchio Amir, che ne morì. Quando tornammo indietro, Salamah mi raccontò:
L’Inviato di Dio – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – vedendomi pallido, mi domandò:
Che cos’hai?
Assicurano che a Amir è andata male.
Chi lo dice?
Lo dicono questo, quello e quell’altro, compreso Usayd figlio di al-Hudayr.
Chi dice che gli è andata male mentisce. Sicuramente avrà un premio doppio e unì due dita. È stato uno strenuo combattente del gihad. Pochi Arabi vi si sono impegnati come lui.

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Narrò ‘Aisha – sia soddisfatto Iddio di lei – che hassan figlio di Tabit chiese di essere ricevuto dall’Inviato di Dio – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – a proposito della sua satira poetica contro i politeisti.
L’Inviato di Dio – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – disse:
E dei miei antenati politeisti che ne facciamo?
Rispose Hassan:
Sono sicuro che saprò tenerti separato da loro come si tira fuori un capello dalla pasta.
E raccontò Urwah figlio di al-Zubayr:
Andai da ‘Aisha per dirle male di Hassan ed ella rispose:
Non lo maltrattare, ha preso le difese dell’Inviato di Dio – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute.-

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Narrò Anas figlio di Malik:
Un tale domandò al Profeta – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute:-
Quando verrà l’Ora?
In che modo ti sei preparato ad incontrarla?
Non mi sono preparato con molte preghiere, col digiuno e con l’elemosina; però amo Dio e il Suo Inviato.
Tu starai con quelli che hai amato.

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Narrò il figlio di al-Musayyab:
Mio padre mi ha raccontato che mio nonno andò dal Profeta – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute- il qule gli domandò:
Come ti chiami?
Mi chiamo Hazn.
Ora ti chiamerai Sahl – Hazn obiettò:
Non cambierà il nome che mi ha messo mio padre.
Diceva il figlio di al-Musayyab:
Da allora in poi non è mai cessata la tristezza nella nostra famiglia.

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Narrò Abu Hurayrah che l’Inviato di Dio – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – aveva detto:
Nel Giorno del Giudizio il nome più ripugnante a Dio sarà quello dell’uomo chiamato Re dei Re.
Disse Sufyan che quel nome era spiegato dall’appellativo persiano Scahan Scah.

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