In Nome di Dio, Misericordioso (Ar-Rahmàn) e Clementissimo (Ar-Rahìm)

Assalamu ‘alaykum, wa rahmatullahi, wa barakatuhu

Che la Pace, la Misericordia e la Benedizione di Dio sia su tutti voi

 

Corso “I Pilastri dell’Islam” – 2° Pilastro: La Salàt (La Preghiera)

Lezione 6 (Anno 2015-2016) – Domenica 25 Gennaio 2015)

IL GIUDIZIO-SENTENZA (hakam) SU CHI NON FA LA SALAT (PREGHIERA)

L’insegnante Shaykh Anwar, dopo il saluto di Pace ai partecipanti presenti al Corso, inizia la Lezione, in Nome di Dio Bismi-Llàh, proseguendo nel punto trattato nella Lezione precedente che era il –Paragrafo 4. Il Giudizio/Sentenza (hakam) della Salàt-, trattando in questa Lezione il Tema specifico:

– Il Giudizio (hakam) su chi non fa la Preghiera (Salàt)

Quando abbiamo studiato assieme il Primo Pilastro dell’Islam e cioè la “Testimonianza di Fede (Shahada)”, sono state viste le condizioni da soddisfare (shurut) affinché la Shahada sia valida, e le cose contrarie (nawaqid) alla Shahada. Oggi vedremo le cose contrarie o non conformi alla Preghiera (Salàt).

Abbiamo visto che la Testimonianza di fede (Shahada) è un Patto di alleanza (bay’a) con Allàh: «Invero coloro che prendono il Patto con te [Muhammad], non fanno che prendere il Patto con Allàh: la mano di Allàh è sopra le loro»[1]. In definitiva questo ‘Patto’ consiste nel fatto che l’anima (nafs) smetta di fare ciò che vuole, e rimetta ogni cosa ad Allàh accettando e seguendo la Sua Legge, e ciò che Allàh chiede di fare.

Shaykh Anwar fa questo esempio: Nel ‘contratto di lavoro’ tra Datore di lavoro di una Fabbrica e l’operaio, tra i vari impegni contrattuali scritti, quali tipo mansione, stipendio, ferie, etc, vengono scritti anche gli ‘orari di lavoro’ che l’operaio dovrà rispettare, e cioè l’ora di entrata in Fabbrica e di inizio lavoro, le ore, o i momenti di pausa, l’ora del termine del lavoro e di uscita dalla Fabbrica. L’operaio che non rispetta gli orari ‘pattuiti’ con il Contratto di lavoro, molto probabilmente alla fine verrà licenziato, perdendo cosi, il lavoro ed i benefici dello stipendio. Nell’Islàm, la Religione di Allàh, è la stessa cosa, ma ancora più importante, in quanto il Patto, il Contratto, è con Allàh il nostro Creatore, Colui che ci da la vita.

L’Islam si fonda su cinque Pilastri da rispettare e da applicare, La Salàt (Preghiera) è il primo obbligo legale (wàjib) e Pilastro (arkàn) dopo l’Attestazione di fede (Shahada), cosi recita il Corano: «E non fu loro ordinato [alla gente del Libro] se non di adorare Allah in sincerità di culto, secondo la Tradizione pura (hunafa); e di fare la Preghiera (Salàt); e di elargire l’Elemosina (zakàt): Questa è la Religione della rettitudine (Din al-qayyim).»[2] e questo suo posto gerarchico nei cinque Pilastri dell’Islam come abbiamo visto nella Lezione nr.10- Il Posto e il grado gerarchico (makàn) della Salàt, non è casuale, ma sta’ a farci capire la sua grande importanza e il suo grande valore agli occhi di Allàh. Perciò bisogna conoscere gli orari e i momenti delle cinque Preghiere come dice Allàh: ” Invero la Preghiera (Salàt) è per i credenti una prescrizione (da osservare) legata a tempi ben precisi e ben determinati” (Cor.4:103),  e bisogna perciò rispettarli. Chi non adempie a questo importantissimo Pilastro, potendolo assolvere  in quanto non esentato dagli impedimenti legali previsti e consentiti da Allàh, sarà nel Giorno del Giudizio sottoposto al Giudizio  di Allàh, il Giudice Supremo (Al-Hakam) . Ecco che allora è molto importante per ogni credente, conoscere il Giudizio di Allàh per chi sarà inadempiente a questo importante Pilastro della Preghiera.

Il Giudizio di Allàh sulla Preghiera (Salàt):

Vediamo alcuni passaggi coranici e alcuni detti (hadith) del Profeta sulla Preghiera.  Dice Allàh l’Altissimo: «Se poi si pentono, eseguono la Preghiera (Salàt) e pagano l’elemosina (zakàt), siano vostri fratelli nella Religione (cioè musulmani).  Così esponiamo chiaramente i Nostri segni per gente che comprende».[3]

E Allàh dopo aver menzionato il partito dei beati e cioè il Profeti e coloro che li seguono nel rispettare i limiti imposti da Allàh e i Suoi ordini, che adempiono alle Sue prescrizioni e si tengono lontani da ciò che ha proibito, Allàh ricorda che: «Altri però succedono loro [altre generazioni] che perdono, tralasciano, la Preghiera (Salàt) e seguono le passioni (as-sahawàt). Immancabilmente incontreranno la perdizione (ghayy)[4] [andranno in rovina il Giorno del Giudizio]. Ad eccezione di chi si pentirà [di chi cessa di lasciare le Preghiere], avrà fede e opererà rettamente: costoro entreranno nel Paradiso, e non sarà fatto loro alcun torto»[5]

L’Inviato di Allàh (su di lui la preghiera e la pace divine) ha detto:

«Tra il servo [credente] e la miscredenza (kufr) vi è l’abbandono della Preghiera (Salàt.

e ancora: «Il Patto tra noi e loro è la Preghiera (Salàt): chi la lascia è miscredente (khafir)».

Tra i Sapienti (‘Ulamà) della Comunità Islamica (Umma) c’è una divergenza (ikhtilàf) d’interpretazione sullo stato di chi tralascia di fare la Preghiera (Salàt), e si dividono in questi due Gruppi:

  • Un primo Gruppo di Sapienti dice che: chi non fa la Preghiera (Salàt) esce dall’Islam e diventa un miscredente (kafir).
  • Un secondo Gruppo di Sapienti suddivide invece chi non fa la Preghiera (Salàt) in questi due gruppi:
    • A) Chi accetta e non rinnega i 5 Pilastri dell’Islam, ma poi non esegue la Preghiera (Salàt) solo per pigrizia o per poca fede, non esce dall’Islam e non è  per questo miscredente (kafir), in quanto la Base dell’Islam è la Shahada, e si entra nell’Islam tramite la Shahada. Colui che non fa le preghiere rimane perciò un musulmano (muslim) ma è un musulmano peccatore e deve chiedere perdono ad Allàh e poi deve compiere le Preghiere.
      A questo proposito si riporta un colloquio avvenuto tra l’Imam Shafi’ì (767-820) e l’Imam Ahmad ibn Hanbal (780-855), i fondatori delle due relative Scuole (Madhàhib) di Giurisprudenza islamica la Scuola “Shafi’ita” e la Scuola “Hanbalita”. «L’Imam Ahmad aveva discusso con l’Imam Shafi’i (che Allah abbia misericordia di loro), circa l’abbandono della Preghiera (Salàt). l’Imam Shafi’i avrebbe detto: “O Ahmad! Tu dici che chi abbandona la Preghiera (Salàt) esce dall’Islam e diventa miscredente (kafir)?” L’Imam Ahmad rispose: “Sì”. L’Imam Shafi’i proseguì dicendo: “Ma se, in questo caso, è miscredente (kafir), in quale modo lui era diventato musulmano?” L’Imam Ahmad rispose: “Facendo la ‘Testimonianza di Fede (Shahada)’: «Non c’è divinità all’infuori di Allàh e Muhammad è l’Inviato di Allàh”. L’Imam Shafi’i proseguì dicendo: “Però l’uomo (che abbandona la Preghiera Salat), continua comunque a pronunciare questa attestazione di Fede (shahada) [non l’ha rinnegata].” L’Imam Ahmad disse: “Egli è un musulmano (muslim) perché esegue la Preghiera (Salat)”, la sua conversione teorica con la pronuncia della Testimonianza di fede (shahada) è valida solo se confermata con l’esecuzione della Preghiera (Salàt). L’Imam Shafi’i allora disse: “La preghiera del miscredente (non muslim) (kafir) non è valida, e la conversione all’Islam non ha effetto con il compimento della preghiera [ma con la Shahada].” A questo punto l’Imam Ahmad, avrebbe interrotto il dibattito e sarebbe stato zitto».
    • B) Chi invece non accetta e rigetta coscientemente i pilastri dell’Islam o non accetta e rigetta il pilastro della Preghiera (Salàt), costui si mette fuori dall’Islam e diventa perciò un miscredente (kafir).

NB- Shaykh Anwar e la nostra ‘Scuola Conoscere l’Islam’ di Verona, sullo stato di chi non compie la Preghiera obbligatoria (salàt), si appoggiano sull’interpretazione giuridica di questo secondo gruppo di Sapienti, e cioè se non fa la Preghiera per pigrizia, ma non rifiuta i Pilastri dell’islam, non è un miscredente (kafir).

Ma perché i Sapienti insistono molto sulla Preghiera (Salàt)?

Ricordandoci che essa sarà la prima opera che Allàh chiederà al musulmano, c’è inoltre il fatto che gli altri Pilastri quali, la Shahada, la Zakat il Digiuno, non sono opere molto visibili dalla Comunità (Umma), mentre la Preghiera fatta in comune in Moschea, è molto visibile e diventa un forte ‘segno’ che uno è musulmano. Lasciare la Preghiera si perde il contatto con Allàh il nostro Creatore, che è il legame più importante, più elevato, che l’uomo ha, e si cade poi nel pericolo di deviazione dalla Retta Via . Shaykh Anwar consiglia perciò di compiere sempre la Preghiera, a prescindere dalle varie difficoltà che si possono presentare, perché con essa si diventa più forti.

Dice Allàh: «Cercate aiuto nella pazienza (sabr) e nella Preghiera (Salàt), in verità essa è un peso grave (kabira)[6], ma non per i timorati [di Dio], quelli che credono che invero incontreranno il loro Signore e che invero torneranno a Lui.»[7]

 

La prima cosa che satana (shaytan) fa è di allontanare l’uomo dalla Preghiera (Salàt) e cosi facendo lo fa allontanare da Allàh, e satana avrà  così vinto, mentre l’uomo avrà perso.

Chi non prega è debole e sta’ male dentro di se, e ciò perché interrompe il suo legame spirituale con Allàh, il Suo Creatore e Colui che gli da ogni tipo di provvigione (rizq), e non da l’alimento spirituale al suo cuore.

*

Primo Capitolo – Aspetti Teorici (nazaria)

Paragrafo 5. La Giurisprudenza (Fiqh)[8] della Preghiera (Salàt)

a) La Purificazione (tahara)[9]

Oggi Shaykh Anwar inizia a introdurre gli studenti nel  – Paragrafo 5. Il Fiqh, la Giurisprudenza della Preghiera (Salàt)-, parlando del primo punto: a) La Purificazione (tahara).

Prima di compiere la Preghiera (Salàt) è obbligatorio (wajib) essere in stato di purità rituale (tahara) altrimenti la Preghiera non è valida. La Purificazione nell’Islam è molto importante e lo vediamo dallo stesso Corano:

Il primo ordine di Allàh rivelato tramite il primo versetto del Corano al Profeta Muhammad (su di lui la preghiera e la pace divine) e tramite lui all’umanità è stato: «Iqrà!» Leggi!.[10]

Il secondo ordine che Allàh ha dato con il secondo versetto coranico sceso al Suo Inviato e tramite lui agli uomini, è stato di “purificarsi”: «O tu che sei avvolto nel mantello! Alzati e ammonisci, e del tuo Signore canta la grandezza! Purifica le tue vesti, e da ciò che è impuro allontanati».[11]

La Purificazione si divide in queste tre punti:

1.«Purificazione del cuore» (Tahara bi qalb), che consiste nella pulizia interiore dell’essere umano, non avere nel proprio cuore odio o rancore verso gli altri, eliminare ciò che allontana da Allàh.

  1. «Purificazione esterna» (Tahara al maddyya), la pulizia dei vestiti, eliminando le varie impurità (najàsa), e anche purità del luogo della preghiera.
  2. «Purificazione dalle impurità» (Tahara min al-hadath), che consiste nel ripristinare lo stato di purità legale (tahara) perso con le fuoriuscite corporali, con il sonno, con l’atto coniugale, con il ciclo mestruale, e da altre situazioni che vedremo nel dettaglio in seguito. Questa purificazione è fatta con il ‘piccolo lavaggio’ o ‘abluzione’ (wudù) e con il grande lavaggio totale del corpo, (ghusl).

E Allàh è il più Sapiente (wa Allahu ‘Alìm)

– Fine Lezione –

«Subhàna-ka Allàhumma wa bi-hamdi-ka,

ashhadu an là ilàha illà Anta,

astaghfiru-ka wa atùbu ilay-ka»

«O Allàh gloria a Te e con la Tua Lode,

testimonio che non c’è divinità all’infuori di Te,

chiedo il Tuo perdono e a Te mi pento»

NOTE

[1] Corano Sura al-Fath 48:10

[2] Corano Sura Al-Bayyina 98:5.

[3] Corano Sura At-Tawba 9:11.

[4] Secondo un hadith, ghayy e atham sono due pozzi nella parte più fonda dell’Inferno. L’Inviato di Allàh (sas) disse: «se una pietra del peso di dieci once fosse gettata dall’orlo dell’Inferno, non ne raggiungerebbe il fondo in cinquanta autunni; quindi finirebbe dentro ghayy e atham. Questi sono due pozzi nella parte più fonda dell’inferno, dentro i quali scorre il pus della gente del fuoco» (riportato dall’Imam Abù Giafar – fonte: ‘La Sura di Maria’ pag.148 Ed. Gei Gruppo Editore di I.Zamboni).

[5] Corano Sura Maryam 19:59-60.

[6] La Preghiera ripetuta cinque volte al giorno, con le varie abluzioni rituali necessarie, l’alzarsi tutte le mattine, andare in Moschea, può essere sopportata se non da coloro che hanno fede e che si raccolgono nella Preghiera con Allàh.

[7] Corano Sura Baqara 2:45-46

[8] «Fiqh» si può tradurre in italiano con i seguenti significati: Diritto canonico; Diritto islamico; Giurisprudenza islamica; Scienza della Legge.

[9] «Tahara»: Purificazione; Purezza; purità; stato di purità rituale. Contrario «najàsa»: impurità, lordura, sozzura.

[10] Corano Sura Al-‘Alaq 96:1- «Leggi! In Nome del tuo Signore che ha creato, ha creato l’uomo da una aderenza. Leggi, che il tuo Signore è il Generosissimo, Colui che ha insegnato mediante il calamo, che ha insegnato all’uomo quello che non sapeva» (96:1-5)

[11] Corano Sura Al-Muddathir 74:1-5.

assalamu ‘alaykum

 

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