Islam, Sufismo e Sufi
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Accontentarsi

Dobbiamo essere grati al Signore per il favore che ci ha concesso nel crearci come esseri umani. Egli è il Creatore di tutte le creature, e se avesse voluto crearci come cani, muli, asini, serpenti, scorpioni o topi, quale obiezioni avreste potuto porre? Egli è il nostro Creatore ed il loro, e dovremo essere felici che Egli abbia deciso di modellarci in modo così nobile. In tanti vengono a lamentarsi da me delle loro vite, e talvolta chiedo loro: “Preferireste essere nati come topi?” Faccio questa domanda per ricordar loro di essere grati, di mantenere l’attitudine corretta nella relazione con il loro Signore.

Cercare di mantenere questa attitudine corretta è la prima cosa che i principianti di ogni Via Sufi viene insegnata, in tutte le quaranta Tariqat. Chiunque affermi di essersi legato ad uno Sheikh deve essere cosciente di non poter andare da nessuna parte se non prima di essere contento di tutto ciò che il Signore gli fa accadere, sia le cose dolci che le cose amare. Se speriamo di ottenere la gioia di Dio dobbiamo essere contenti di Lui Onnipotente, ed abbandonare la lamentela. Se siamo contenti di Lui, Egli sarà contento di noi; e se siamo insoddisfatti di Lui, anche Lui sarà insoddisfatto di noi- e se il nostro Signore è insoddisfatto di noi, siamo senza dubbio creature contrariate e patetiche.

La chiave della felicità qui e nell’aldilà è di essere soddisfatti del nostro Signore. Ma poche persone hanno raggiunto questa chiave, e la maggior parte della gente trascorre la vita a lamentarsi. La lamentela è, infatti, il passatempo preferito della maggior parte dell’umanità. Le persone cercano sempre un’opportunità per lamentarsi, creando situazioni in cui esprimere la loro ossessione per la lamentela. Quando due signore si ritrovano è in genere per ascoltare le lamentele reciproche. Gli uomini sono anche loro dei grandi brontoloni, e in un incontro di uomini si ascoltano un mare di proteste.

Solo a poche persone accade di ringraziare il proprio Signore per averle create come le creature più onorevoli e degne di rispetto di tutti: l’Umanità, la corona della creazione. Innanzi a tale ingratitudine dai Suoi servitori, il Signore dice: “Oh Miei servitori, vi state lamentando che io vi ho creato esseri umani? Non siete stati creati come asini, che ogni giorno sono battuti centinaia di volte con un bastone, che mangiano fieno e vivono in una stalla? Sarebbe stato più soddisfacente per voi; avrebbe incontrato le vostre aspettative e richieste? È questa la ricompensa per avervi creato parte del genere umano – che tutto ciò che fate è lamentarvi e restare insoddisfatti?”

Pertanto, è molto importante per ciascuno che afferma di percorrere una Via Sufi e di esser vincolato ad uno Sheikh che si abbandonino le lamentele e ci si accontenti di tutto quel che ci accade. Questo si può realizzare ricordando che ogni evento e situazione è risultato della Volontà del Suo Signore. Niente può accaderci se non quello che il Signore ha voluto ci accadesse – Egli lo vuole e questo avviene.
Il famoso poeta Turco e l’amante di Allah, Yunus Emre, espresse l’attitudine di un servitore che si è abbandonato nei seguenti versi:

Hosdur bana Senden gelen
Ya konca gul yahut diken
Ya bir hilat yahut kefen
Kahrinda hos lutfunda hos

Egli diceva: “Oh mio Signore, tutto quel che hai posto sulla mia via va bene, e di ciò sono soddisfatto. Sia che Tu mi doni una rosa, oppure mi metti una spina sul fianco, dovrei accettarle entrambe con lo stesso grado di gioia. Oh mio Signore che Tu mi doni prosperità e successo, vestendomi in abiti d’onore, o che tu mi invii un’afflizione disastrosa e mi rivestissi di un sudario da sepolcro, è ugualmente soddisfacente ed un piacere per me da accettare, poiché ciò che mi importa di più è che sei stato Tu a mandarlo, e non ciò che accade di per sé.”

Questo comportamento è il più elevato grado di servizio al proprio Signore, e impegnarsi per il perfezionamento di questo attributo è la mèta di ogni Tariqah Sufi. Allah Onnipotente  “appare” al Suo Servitore sia come Donatore di favori (Lutf) sia nell’aspetto della Sua Forza (Qahr), il Suo Potere di distruzione e di rendere ogni cosa sottomessa alla Sua Volontà, il volere come il non-volere. Proprio come la rosa e la spina sono parte della stessa pianta, lo stesso Unico Dio può dare agli esseri che vivono nello stesso mondo, vite diverse e divergenti: Egli può rendere facile la vita di una persona  e rendere la vita di un’altra  piena d’afflizione.

Essere fermi e arrendersi nei momenti di difficoltà è una qualità che tutti devono cercare – specialmente chi si definisce Sufi e che segue uno Sheikh. La presenza o la mancanza di questo attributo è ciò che ci incatena alla condizione della gente comune o ci permette di alzarsi sopra il livello del gregge.

Non vi sto dicendo che dovreste pensare di essere così avanti, e di creder che la gente comune sia ad un livello più basso –no! La differenza non consiste nell’avere un ‘eccessiva stima di sé e nel ritenere gli altri esseri di poco valore: dovete invece puntare ad ottenere le realtà che sono benefiche, e che vi servono a render soddisfatto il vostro Signore. È il piano della gente comune quello di essere soddisfatti quando il Signore elargisce i Suoi Doni. Quando ricevono una rosa sono soddisfatti, ma quando il Signore li punge con una spina, si arrabbiano, si addolorano, sconvolti e cominciano ad incolpare il Signore. Tale comportamento non si adatta ad un Sufi, poiché quando un Sufi viene punto dalla spina del suo Signore, egli deve dire: “Va bene per me, poiché è stato il mio Signore a mandarmi ciò.”

Lasciate che vi narri una storia: Una volta c’era un cavaliere. Mentre camminava trai suoi giardini, in compagnia del suo servitore vide un cocomero cresciuto nella sua vigna. Lo tagliò e ne assaggiò un pezzetto: trovando il primo pezzo amaro, lo sputò e lasciò il resto al suo servitore che ne disponesse come voleva. Ma invece di gettarlo via, lo mangiò tutto. Il cavaliere, stupito disse: “ Come hai potuto mangiarlo, non era amaro?” Ora dalla risposta del servitore avrebbe ricavato una buona lezione: “Oh maestro mio, così tante volte ho mangiato le cose buone elargite dalle vostre mani generose, se una volta mi avete dato qualcosa d’amaro mi sono vergognato di buttarla via. Perciò l’ho mangiata.” Le parole di quel servitore contengono una lezione che può esser sufficiente per tutto il corso delle nostre vite, e servire come base per stabilire una relazione adeguata tra noi e il nostro Signore.

Noi, come servi del nostro Signore, dobbiamo accettare tutto ciò che viene da Lui e mai rifiutarlo, dicendo:

“Questo è amaro; questo punge.” Forse i nostri ego odiano la puntura di una spina, ma la Saggezza Divina della spina è che attraverso il suo fatto di pungere la bontà può arrivare al servitore. Alcune volte, per esempio, la gente va dal dottore a prendere la puntura. Nessuno ama esser punto – fa male e non è divertente, ma attraverso la puntura dell’ago riporterà la salute al malato, o lo proteggerà nella salute e preverrà le malattie. Poiché siamo consapevoli dei benefici della vaccinazione, ci sottoponiamo all’iniezione di nostra iniziativa e la prendiamo come una cosa buona.

Se possiamo accettare questo per la nostra esistenza fisica, dovremo al limite riconoscere che la stessa cosa possa esser vera anche per la vita spirituale; eventi apparentemente amari possono essere la causa di un miglioramento spirituale. La puntura di una spina può servire a far uscire il pus di un ascesso e portarci al recupero della salute; ci aiuta a liberarci dalle impurità. È così per tutto ciò che il nostro ego odia: farà bene alle nostre vite spirituali, e pertanto dovremo ben volerlo.

Se possiamo ottenere questo alto livello – la Stazione della Soddisfazione (Maqam Ar-Rida) – e restare fermi innanzi a tutte le difficoltà, bensì accettarle di buon grado come opportunità di miglioramento, quindi saremo come pesci nel mare che non sono colpiti dalle tempeste turbolente che infuriano sopra la superficie. A questo punto troveremo rifugio nelle profondità e non saremo agitati dalle onde violente; poiché i pesci possono muoversi nelle profondità dei mari, per quanto schiuma e schizzi possano tormentare la superficie delle acque.  Perciò, a questo livello, ci potremo muovere liberamente attraverso la vita e niente ci impedirà di muoverci verso le stazioni celesti. Ma dovete liberarvi dall’attaccamento eccessivo alla mondanità che vi porta ad ignorare i doveri reali nella vita.

Questa è la Stazione della Soddisfazione, ed è la Stazione del Re, quella che risplende sopra tutte le altre. È la mèta che speriamo di raggiungere. Non sto dichiarando che oggi avete sentito parlare di ciò e domani vi ritroverete là; no, questo è troppo difficile. Ciò che dico è che con la guida e la determinazione ci arriverete passo dopo passo. Se uno vi propone di scalare la Torre Eiffel dovete cominciare dal primo scalino e poi dal secondo, e così via: in questo modo raggiungerete la cima. Questo è il metodo, e sappiate che non sono tanto sciocco da proporre ai principianti di arrivare con un solo passo alla vetta. Il nostro metodo è il metodo del progresso passo-passo verso una mèta nobile. E poi potete fare anche solo l’1% di tutte le pratiche raccomandate, ma lo 0% non va bene. Il 100% è per i Santi, ma dato che siamo principianti, l’1% va bene per noi. Dobbiamo cercare di fare del nostro meglio per assicurarci di fare il primo passo - anche se fosse piccolo ed esitante.


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