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Non c’è via di fuga?

Oh gente sofferente, potrete ottenere pace solo attraverso il ricordo del vostro Signore. Al giorno d’oggi la maggior parte di persone si sente sofferente, nella miseria, e la domanda più ripetuta è: “ Dove posso fuggire dai miei problemi?” La venuta di tempi simili è predetta in tutti i Libri Sacri, e per finire anche nel Sacro corano, che descrive genti sofferenti che chiedono: “ Dove posso scappare?” Il ritratto di tempi simili fa tremare d’orrore i cuori dei credenti, ma, come osservo gli esseri umani del nostro tempo vedo il dolore scritto sui loro volti e li sento urlare proprio questa domanda. Ma non conta dove fuggiate, sarete obbligati a trovare una montagna di problemi ancor più  grande di quella da cui state sfuggendo.

Oggi tutti cercano di scappare dalle loro situazioni. Gli orientali si spostano ad ovest in cerca di libertà e benessere, mentre gli occidentali si muovono da un mare di materialismo verso l’oriente per trovare un modo di vivere tradizionale. I contadini non vogliono più vivere in campagna e si spostano in città alla ricerca di una vita “civilizzata”, e i cittadini, malati del male della civiltà vanno nelle campagne a cercare  uno stile di vita salutare.Ma spesso, anche quando le persone riescono a scappare da un posto all’altro, da una cultura all’altra, da un clima ad un altro o da un matrimonio all’altro, cercando sollievo dalle loro miserie, si trovano soltanto innanzi ad un altro insieme di miserie, e perciò cadono nella delusione e nella disperazione.

Il presente stato delle cose è la realizzazione della profezia del Santo Profeta che preannunciò che sarebbe giunto un tempo in cui la gente passerà dai cimiteri dicendo: “Se solo fossimo tra voi, o se fossimo al vostro posto e voi al nostro! Voi vi riposate, mentre noi siamo nel tormento; oh, come siete stati fortunati a vivere nei passati e a non aver mai visto questi giorni!”

Dunque dove possiamo trovare rifugio da queste miserie? Allah Onnipotente risponde alla domanda di questi disperati, dicendo: “Muovetevi verso il vostro Signore!” La risposta è molto semplice, ma i nostri ego si ribellano contro il nostro muoversi verso quella direzione, dicendo: “No, non ti permetterò di spostarti verso chiunque altro che non sia io soltanto, né di prendere un altro riparo diverso dal mio, perché possiedo la mia volontà propria, la mia conoscenza e i miei ideali: sono tutto ciò di cui abbiamo bisogno, perciò vieni al mio rifugio!” Ma in realtà il rifugio dell’ego è pieno di fessure e non può tener fuori il diluvio di tribolazioni!

Sia la Torah che il Corano ci narrano la storia di Noè, pace su di lui, e anche oggi possiamo trarne saggezza e una lezione preziosa dagli eventi occorsi durante la vita di uno trai profeti più antichi. Nessun avvenimento nella storia ci mostra più chiaramente come il solo reale rifugio sia con il nostro Signore, e come i ripari creati dalle nostre menti possano essere spazzati via. Noè fu mandato alla sua Nazione e a tutte le genti che vivevano a quel tempo. A nessun profeta fu garantita una vita così miracolosamente lunga - novecentocinquanta anni- ma nessun profeta fu mai afflitto da un rifiuto e da una persecuzione così insistente.

Ovunque si alzasse ad esortare il suo popolo, questi gli gettavano le pietre finché non cadeva a terra privo di sensi. La storia è ben nota. Alla fine, dopo così tanti secoli di tentativi vani di guidare la gente, supplicò: “Oh mio Signore, non lasciare sulla faccia della terra nemmeno una casa di questa gente dal cuore di pietra, perché nessun bambino è nato che non sia divenuto in realtà un tiranno peggiore dei suoi genitori. Se li lasciassi, essi svierebbero anche quei pochi che hanno creduto in Te. Oh mio Signore, risparmia e perdona me e la mia famiglia e quei credenti che ci sono vicini.”
Allora il signore rispose alla sua preghiera e decise di distruggere i malvagi inviando un diluvio che coprisse la Terra, e ordinò a Noè di costruire un’arca come riparo per i pochi credenti e per i maschi e le femmine di ogni specie animale. Quindi Noè si mise a costruire l’arca, non in riva al mare, ma nel mezzo di un’arida terra. Alcuni gli chiesero: “Oh Noè che stai costruendo?” “Costruisco un’arca come riparo contro un grande diluvio che il Signore manderà sulla Terra.” “Allora perché non la costruisci vicino al mare invece che su questo altopiano, perché se anche piovesse come dici che farà, qui ci saranno solo torrenti selvaggi che si precipiteranno verso il mare, e potresti avere una discesa piuttosto aspra in un simile torrente”, dicevano con sarcasmo. “No”, Noè disse, “questo sarà un diluvio come mai prima d’ora, un diluvio che non lascerà niente di alto e arido, e tutto sarà mare.” Ridevano schernendolo e continuavano a dire: “Un uomo così vecchio, che tuttavia continua a predicare le solite sciocchezze di sempre, insiste con la minaccia di un diluvio per spaventarci e farci entrare nella sua religione!”

E alla fine, quando Noè completò la costruzione dell’Arca, invitò la sua famiglia e tutti i credenti ad entrare. Tutti si affrettarono a salire, eccetto uno dei suoi figli, che era stato influenzato dalla logica di coloro che avevano ridicolizzato suo padre. Disse, “Non ho bisogno d’imbarcarmi su questo malsicuro vascello. Se veramente dovesse piovere come hai detto tu, cercherò rifugio sulla cima di una montagna. Non diluvia lassù, solo sulle valli. Questa è una chiara legge di natura, e confido nella mia propria logica e percezione. So dove avvengono le alluvioni e dove no.” Noè lo implorò: “Oh figlio mio, pensi di sapere, ma ti sbagli: vieni a bordo e sarai al sicuro!” Ma il figlio ostinatamente mantenne il suo parere, un parere che sarebbe stato corretto innanzi a un qualsiasi altro diluvio che il mondo avesse mai conosciuto, escluso questo, che inondò la Terra fino a settanta metri sopra la cima su cui il figlio di Noè era salito, e morì.

In questa storia è contenuta una lezione per tutti gli uomini che hanno posto la propria fiducia nei prodotti della loro mente, e per amor loro stiamo narrando la storia del destino del figlio di Noè quando scelse la montagna al posto dell’Arca. E ai nostri tempi intere nazioni provano a sfuggire dal sempre più crescente livello del fiume delle miseria, adottando soluzioni che si accordano con i loro calcoli mentali, per non opporsi agli ordini del loro ego- salgono sulle montagne invece di salire sull’Arca. I promotori delle soluzioni così meditate ai problemi del mondo, se ne stanno sulle vette delle montagne e chiamano la gente al loro rifugio “alto e asciutto”. Ognuno grida: “Venite qui! Scalate questo picco, non quello: il nostro è la vetta più sicura!” Ma, lentamente la loro isola di vette brancola al cospetto dell’innalzarsi delle acque, e presto saranno tutte sommerse. Sprofondare nel mare di miseria è una fine terribile.

Ma la chiave alla redenzione è il pentimento, e, perciò, alla vista di Allah, anche il caso di coloro che sono corsi alle montagne, invece che all’Arca e sono caduti nel mare, non è disperato, perché Allah ha udito la preghiera di Giona dal ventre della balena:” Oh mio Signore, non vi è Dio se non Tu. Sia glorificato il Tuo Nome! In realtà sono stato un peccatore!” Ritornò interamente al suo Signore, e Allah lo salvò da quell’oscura e terribile prigione. “E questo è come salviamo i credenti”, dice il Signore; e perciò dobbiamo glorificarLo che possiamo trovare sicurezza dal diluvio di sofferenze.

Una persona era solita lamentarsi amaramente per il gracidare delle rane la notte. Con rabbia gridava loro:” Che cos’è tutta questa confusione? Potete fare silenzio! Tutte le notti mi tenete sveglio con il vostro grak! grak! grak!” Allora la rana parlante di quello stagno rispose: “Oh figlio di Adamo, non sono pigro come te, che dorme tutta la notte, mantengo questa veglia notturna e lodo il mio Signore centomila volte. Non ti vergogni a lamentarti del fatto che io ti impedisca di dormire?”

Sì, dobbiamo spostarci verso il nostro Signore  innanzi alle sofferenze, impegnandosi in devozione a Lui. Se vi sentite sopraffatti dall’onda della miseria, dite dunque: “Subhana Allah, Gloria ad Allah! e quelle onde si ritireranno. Glorificate il vostro Signore e sarete esaltati nella Presenza Divina, questa è la nostra soluzione.

Il Santo Corano osserva:
“Dimenticarono il loro Signore, perciò Lui li dimenticò”.

In realtà Egli non dimentica mai nessuno, ma come punizione della nostra dimenticanza, ci permette di sentici dimenticati, in modo da essere sopraffatti dalla miseria. Perciò ogni giorno la gente viene da me, cercando di scaricarsi di un pesante fardello di miseria e i giornali esplodono di storie di sofferenza, e al giorno d’oggi, attraverso la televisione siamo presentati con i riflettori delle miserie e dei disastri del giorno. Sì, oggi dobbiamo fronteggiare tutto quanto anziché limitarsi al piccolo campione che incontriamo nella nostra vita quotidiana, e i disastri che vediamo in televisione toccherebbero anche un cuore fatto di ferro.

Al giorno d’oggi, per dare alle persone uno sbocco, per fare in modo di alleggerirsi da un po’ del loro dolore, è stata fondata una nuova branchia della medicina, la  psichiatria, e questi dottori hanno salari molto alti soltanto per ascoltare i particolari del caos mentale ed emotivo della gente. E malgrado la spesa necessaria per consultare tali dottori, i loro uffici si trovano ovunque, come i negozi di verdure di un tempo: questo è un segno che la malattia mentale è sempre in aumento. I cuori di questi psichiatri devono essere talmente vasti da essere capaci di ascoltare tali storie di dolore e cercare di aiutare i loro pazienti, ma il più delle volte si ritrovano anch’essi sopraffatti, e vengono da me a scaricare il loro pesante fardello. Il mio cuore a volte si sente come se dovesse sprofondare, perché mi sento toccato dalla miseria della gente. A volte, posso aiutare a mettere qualcuno sul binario giusto sottolineando le cause della sua miseria, e sto cercando il supporto del mio Signore e il Suo perdono…


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