Islam, Sufismo e Sufi
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La differenza tra “macellai” e  “chirurghi”

Uno Sheikh Sufi deve aver ottenuto la depurazione delle caratteristiche del proprio ego per divenire uno Sheikh. Pertanto, se è soggetto ad esercitare la rabbia, non si tratta di un vero Sheikh, e i suoi insegnamenti non influenzeranno i cuori delle persone. Talvolta tuttavia gli Sheikh si arrabbiano, ma la loro rabbia è una raffica diretta verso le caratteristiche negative della gente, non contro loro personalmente, e la sua intenzione è quella di aiutare quella persona a liberarsi da una caratteristica cattiva che sta intralciando il suo progresso spirituale. Ogni caratteristica negativa si presenta allo Sheikh come un bersaglio – come la mela sulla testa del ragazzo nella famosa storia di Gugliemo Tell – ed uno Sheikh autorizzato colpirà il bersagli senza ferire l’uomo stesso come fa la rabbia comune.

Un’altra distinzione tra la rabbia di uno Sheikh e la rabbia comune è che uno Sheikh non terrà mai il broncio: scoccherà la sua freccia al bersaglio non appena appare una caratteristica negativa e poi basta. Tenere il broncio è molto, molto pericoloso per tutti, dato che se questo atteggiamento si protrae a lungo, diventa una malattia pericolosa che colpisce la radice stessa della nostra fede e la distrugge. Ogniqualvolta qualcuno mostra una caratteristica obiettabile, potreste colpirla, ma non assumere mai questo stesso atteggiamento come se incontrassi quella caratteristica tutte le volte che incontrate quella persona. Non dite: “C’è questa persona che ha fatto questo e quello ieri”, poiché se oggi quella caratteristica non è apparsa, forse se ne è liberato, e vi sbagliate ad assumere  un atteggiamento ostile nei suoi confronti.

Il nostro Grandsheikh seguiva il Santo rofeta nel fatto di non tenere mai il broncio. Se una caratteristica negativa appariva in un murid, egli la colpiva immediatamente e in modo diretto, ma con gli altri usava metodi indiretti per correggere i difetti; dato che è molto pericoloso criticare una persona direttamente, dato che può prendersela con voi, e non dobbiamo invitare ad un tale atteggiamento contro noi stessi, né contro gli altri. Solo i santi ed i bambini piccoli, fino ai dodici anni, sono in grado di accettare una critica senza tenere il broncio. Dopo i dodici anni, i bambini perdono questa buona qualità. Potrete vedere piccoli che si picchiano, ma quando è passata, basta, non ci tornano su. In pochi non perdono mai questa buona qualità, ma ai giorni nostri è quasi persa inevitabilmente.

Quando una persona santa incontra qualcuno, egli suppone il meglio e si aspetta di incontrare solo buona volontà, ma la maggior parte della gente è sospettosa e si aspetta il male ogni volta che incontrano un estraneo. Il nostro Grandsheikh non si è mai aspettato il male da nessuno, ma quando lo incontrava, aveva il permesso divino di colpire. La maggioranza degli Sheikh non usa  questo metodo della critica diretta  neanche sui murid, perché c’è la possibilità di reazioni dannose. Sheikh Sarafuddin disse una volta al nostro Grandsheikh: “ Se non utilizzassi veleno per le ferite esterne ( cioè medicine solo per uso esterno che sarebbero veleno, se prese internamente) le nostre medicine per uso interno non potrebbero mai funzionare.”

Innanzi alla presenza della verità, l’ego alza la sua testa ribelle, e noi dobbiamo fargliela abbassare; questa è una questione assai delicata, come la chirurgia. Un macellaio può tagliare la carne, ma non può fare il chirurgo. Il macellaio ha il coltello e anche il chirurgo, ma quale differenza c’è trai due strumenti! Uno di questi è usato per macellare, l’altro per prolungare la vita. E, come ben noto, nessuno diventa un chirurgo qualificato leggendo semplicemente libri di medicina, ma solo praticando da internista a lato di un chirurgo esperto.

Nei tempi nostri, i Musulmani si avvicinano alle malattie trovate in occidente con il coltello da macellaio, ignorando i comandamenti di Allah di richiamare la gente alla verità con saggezza. Gli Arabi, in particolare sono da incolpare per la situazione presente, e la maggioranza degli studiosi provenienti da paesi Arabi si oppongono ai nostri sforzi. Perché? Perché vengono con i loro coltelli da macellai con l‘intenzione di accoltellare gli occidentali nel cuore, ed essere certi che ogni sopravvissuto scappi per la propria vita – e sto cercando di evitare ciò. Per questo sono arrabbiati e pur accusandomi di trasgredire la legge religiosa, continuano a mantenere un atteggiamento generale nei confronti dei Sufi, dicendo che “richiamano la gente all’Islam, ma hanno introdotto molte innovazioni.” Le loro critiche sono radicate nell’invidia, poiché i chirurghi sufi hanno spesso successo nell’aiutare le persone con le loro malattie.

In un Hadith Qudsi celebre, o in una Tradizione Santa, Allah Onnipotente afferma che Egli Stesso diventa gli occhi, gli orecchi e le mani dei Suoi Santi. Pertanto come può uno Sheikh sufi ignorare i bisogni di chi incontra? Quei predicatori musulmani che giungono in occidente senza essere ispirati divinamente nell’ascoltare, nella visione e nel tatto, sono certamente ciechi, sordi e insensibili (ma, sfortunatamente, non muti).

Una volta c’era un sordo. Qualcuno informò sua moglie che il suo vicino era ammalato. Quindi lei lo comunicò al marito con il linguaggio dei segni, ed egli risolse di andarlo a trovare, ma, sapendo di non poter sostenere un dialogo comune, fece il piano seguente per la sua visita. Potrei dirgli ‘Come stai?’ ed egli risponderà, ‘mi sento molto meglio ’. Poi dirò ‘Possa Allah aumentarlo (il tuo benessere)’ ed egli mi ringrazierà. Poi mi siederò un po’, e gli chiederò ‘Chi si cura di te?’ e dirà il nome di un fisico rinomato e risponderò ‘ E’ veramente un buon dottore, molto adatto al tuo caso ’. Poi mi siederò ancora un po’ e chiederò, ‘Che medicina prendi?’ ed egli mi dirà il nome  di una e risponderò, ‘Fa molto bene, continua a prenderla!’ allora porgerò i miei saluti e me ne andrò.”

Pertanto, avendo preparato questo programma mentalmente, uscì dalla casa del suo vicino, bussò alla porta e fu ammesso alla stanza del malato. “Come stai mio vicino?”, chiese. “Sono nell’infelicità” rispose il malato. “Possa Allah aumentarla” disse il sordo. Questo offese il malato, come ben potete immaginare. “Chi si cura di te?” chiese il sordo. “Azrail, l’angelo della morte”, rispose il malato infastidito. “‘ E’ veramente un buon dottore, molto adatto al tuo caso, non c’è da preoccuparsi,” disse il sordo. Da allora il malati si infuriò veramente, “‘Che medicina prendi?” chiese il sordo. “Veleno”, rispose il malato arrabbiato. “E’ proprio un buon trattamento per te. Adesso devo andare, è stato un piacere visitarti”, disse il sordo. “Va all’inferno”. “Grazie mille, arrivederci.”

Le persone che si occupano di consigliare gli altri in materia spirituale concernente la vita eterna dovrebbero avere il cuore aperto, così da poter percepire attraverso gli occhi del cuore ciò che conta e che può essere accettato alla persona che consigliano. Non è utile ignorare il fatto che la mentalità della gente varia secondo il contesto culturale di provenienza. Essere un consigliere spirituale non è questione di ottenere gradi in questo settore, come si può ottenere una laurea in chimica o legge; si tratta di sottili cambiamenti nel modo di percepire le persone e gli eventi, come penetrare le difese e giungere alla realtà dello stato interiore di una persona. Questa professione richiede un acuto sguardo diagnostico. Potresti essere un farmacista con in carico un magazzino di medicinali, ma non avrai il diritto di prescriverli ai malati. Pur conoscendo la cura necessaria, potresti ignorare il dosaggio, e uccidere un paziente con un’overdose.

Se presentassimo la medicina al paziente in una forma che ne faciliti l’ingestione o che appaia più buona, dovremmo forse essere incolpati? È forse mangiando ferro che si integra il ferro nell’organismo?  Il Santo Profeta disse: “Sono stato inviato per avvicinare le persone con delicatezza”. Il significato di questo Hadith è che non c’è saggezza nel porsi innanzi alla gente con pregiudizi. Non cercare il confronto, ma siate saggi come il pilota di una nave che con il vento di prua, non gli si oppone, ma lascia che lo spinga da dietro, virando di bordo in una rotta diagonale che potrebbe essere tre volte più lunga della diretta, ma può essere seguita anche in caso di una brezza così sfavorevole, una rotta che lo porrà verso la propria mèta. Il Santo Profeta non ha mai usato la parola “No”, ma siamo così bravi a puntare il dito e a dire: “Questo è proibito, non va fatto”. Questo non è il nostro modo di comportarsi, e nemmeno quello del Profeta, né di nessun altro grande Maestro Sufi della storia. I sapienti islamici incolpano i sufi e ci chiamano “innovatori”, dichiarando che i nostri metodi non hanno fondamento nell’esempio posto dal Santo Profeta. Quando un seme è piantato da poco e escono fuori le prime foglie, queste foglie possono apparire diverse da quelle che nasceranno successivamente. Ma non dobbiamo tagliare le foglie nate dopo, dicendo: “Queste foglie devono venire da un altro seme”. Mostrami una pianta che resta la stessa nel corso di tutta la sua esistenza, e verrà fuori che si tratta di una pianta di plastica. L’Islam era sempre una gemma al tempo del Profeta e nella storia si è trasformata in un albero enorme i cui rami si estendono da oriente a occidente. E anche se ci fossero mille rami che si allargano a tutti i popoli e a ogni tempo, restano sempre legati alla stessa radice e allo stesso tronco principale.

Dopo alcuni anni, un albero sviluppa fiori e frutti così come le foglie. A questo punto dovremo osservare di lato tutta l’umanità: come imbeve la fragranza dei fiori del nostro albero e come gli uomini si nutrano dei dolci frutti del nostro albero? Dovremo rifiutare frutti e fiori, aderendo solo alla mentalità delle foglie, sostenendo la distruzione di fiori e frutta come innovazioni? Il vero Islam non è una siepe che richiede un giardiniere che la poti per renderla squadrata, ma come un albero prezioso miracolosamente carico di frutta – un riparo per tutti e origine di ogni frutto delizioso.


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