Trattato sul Percorso Spirituale – Adab al-Suluk

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di Shaykh Najmuddin Al-Kubra

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Mausoleo (Maqam) dello Sheikh Najmuddin Kubra a Kunya Urgench, oggi Turkmenistan.

Sheikh Abul Janab Najm al-Din al-Kubra è uno dei principali maestri del cammino (tariqa) Sufi. In gioventù fu viaggiatore, si unì in Egitto al circolo degli allievi di Shaykh Ruzbahan Misri frequentando le sue lezioni. Il maestro fu così impressionato dall’intelligenza e purezza di cuore del suo discepolo che lo accolse paternamente e gli offrì, poco tempo dopo, la mano di sua figlia. Dopo un certo tempo il giovane viaggiatore spirituale (salik) riprese il suo percorso e si imbevve della conoscenza spirituale dei maggiori Sheikh di ogni città che visitava. Ritornato in Egitto, Sheikh Ruzbahan percepì che l’uomo che aveva di fronte si era perfezionato, conosceva ormai il segreto del percorso spirituale (suluk), aveva imparato le regole e le vie dei vari livelli di amore (Ishq) ed era capace di insegnare e guidare altre persone. Gli consigliò quindi di fare ritorno al suo luogo nativo, Khiyuk in Khwarazm, e di diffondere gli insegnamenti Sufi.

Sheikh Najmuddin partì con moglie e figli per Khwarazm dove stabilì una khaniqah, un centro. Preparò molti discepoli come Majd al-Din Baghdadi, Shaykh `Attar, Sa’d al-Din Hamawi e Najm al-Din Razi che sarebbero a loro volta diventati santi (wali) e insegnanti (murshid) della via. I suoi biografi sono unanimi nel ritenere che lo Sheikh morì martire difendendo la sua città dall’attacco dei Mongoli il giorno dieci del mese di Jumada al-Awwal del 618 d.E. (1221 d.C.), alla probabile età di settantotto anni. Si narra che il capo dei Mongoli, Gengis Khan, conosciuta la reputazione dello Sheikh, gli promise salva la vita in caso di resa. Sheikh Najmuddin, tuttavia, si unì ai difensori della città e fu identificato tra i caduti al termine della battaglia.

La scuola di Sheikh Najmuddin Kubra assunse la denominazione di Kubrawiyya, letteralmente “fratellanza Maggiore”, da cui si originarono poi diversi rami e ordini Sufi. Lo straordinario potere di attrazione dello Sheikh verso gli animali, insieme a coincidenze di date e fatti storici hanno indotto diversi studiosi a riconoscere l’influenza spirituale della Kubrawiyya sul poverello di Assisi, San Francesco e i suoi “Frati Minori”. Allah ne sa di più.

Tra gli otto testi che gli storici attribuiscono a Sheikh Najmuddin Kubra si trova un’esegesi del Corano della quale tuttavia non si hanno tracce. Un altro testo in arabo è intitolato Adab al-suluk ila Hadrat Malik al-Mulk, ovvero “Norme del viaggio verso la Presenza Divina”. (Malik al-Mulk è uno dei nomi di Dio, significa Possessore di Sovranità, Padrone del Regno). Il testo originale è composto di due sezioni, una che tratta del percorso spirituale verso Dio attraverso la rimozione dei veli che separano il cuore dell’uomo da Lui e l’altra che riguarda invece il viaggio fisico nell’immensa terra del Signore. Il testo che segue è la traduzione della prima parte.

Infatti, in carenza di altre fonti, si tratta di una traduzione italiana di una traduzione inglese di una traduzione persiana di un testo in arabo, quindi dal punto di vista filologico il risultato non vale molto. Tuttavia, diversi termini arabi sono stati mantenuti al fine di aderire per quanto possibile al testo originale e soddisfare almeno un po’ il lettore esperto.

Che Allah l’Onnipotente, Dispensatore di ogni Grazia e Bontà, ci guidi verso la Sua Presenza Divina e ci faciliti il cammino. La pace e le benedizioni di Dio siano sull’amato Profeta Muhammad ﷺ, la sua famiglia, i suoi compagni e su tutti i Profeti. Una preghiera per Sheikh Najmuddin Kubra, voglia Allah innalzare ancora di più la sua stazione spirituale. Questo breve lavoro è dedicato a Mawlana Sheikh Nazim al Haqqani Sultan al-Awliya, che Allah santifichi il suo segreto.

ADAB AL-SULUK

Lui è la Verità. Ogni lode ed ogni gratitudine spettano a Dio, il Saggio e il Compassionevole; Iddio che permette ai Suoi servi di viaggiare attraverso vari orizzonti (afaq) così che essi possano osservare le meraviglie della Sua Potenza e Saggezza e scoprire le prove della Sua Maestà, così come i segni della Sua Grazia e Misericordia in ogni direzione ed angolo del mondo; Iddio che annienta gli ego dei viaggiatori spirituali e rende manifesto il segreto nascosto delle loro anime; Colui che porta alla luce ciò che è nascosto attraverso le difficoltà del viaggio, i rischi, la separazione da casa e dai figli, l’evitare ogni associazione che non sia con Allah e l’evitare chiunque se non Allah, il Maestro del Regno (Malik al-Mulk). Che la pace di Dio e le benedizioni siano sul capo dell’umanità e la più nobile delle creature umane, Muhammad al Mustafa, la sua pura Famiglia, i suoi Compagni e la sua Nazione.

Abbandonatevi quindi totalmente alla Presenza Divina (Hadrat al-Haqq, lett. Presenza di Verità).

O servo di Allah! Devi sapere di essere un viaggiatore (salik) alla ricerca del tuo Signore e che un giorno alla fine Lo incontrerai, come narrato in una tradizione: “chiunque spera di incontrare Dio deve sapere che il momento dell’incontro arriverà.” E sappi anche che Dio, il Glorioso, nella sua perfetta Saggezza e Potenza ha destinato due viaggi ai Figli di Adamo. Uno di questi è involontario (qahri), mentre l’altro volontario (ikhtiyari).

Per quanto riguarda il viaggio involontario, il suo punto di partenza sono i lombi del padre (sulb); la seconda tappa è il ventre materno; la terza il mondo fisico e la quarta il mondo della tomba, che può essere uno dei giardini del paradiso oppure uno dei pozzi dell’inferno. La quinta tappa è il Giorno della Risurrezione, che equivale a cinquantamila anni di questo mondo. Dopo quella tappa raggiungerai la tua dimora eterna e raggiungerai la tua reale destinazione – cioè, nel caso in cui sarai tra i beati e gli amici della Verità (Haqq), la dimora della pace (dar al-salam) ed il paradiso della sicurezza e della pace. La tua casa sarà invece la dimora del fuoco e della tortura nel caso in cui, Dio non voglia, tu sarai tra i dannati e i nemici della Verità, così come ha detto Allah: “Nel Giorno della Resurrezione un gruppo sarà in paradiso e un gruppo nell’inferno.” Ogni respiro che compi è un passo verso la tappa della morte. Ogni giorno, ogni mese della tua vita è come una fase (marhalah) e ogni anno è come una dimora (manzil). Il tuo viaggio è come il movimento del sole e della luna, però tu vivi dimenticandoti di questo viaggio e di questo movimento. Nella tua dimenticanza e ignoranza non ti prepari adeguatamente per la dimora (manzil) della tomba e per il successivo viaggio verso la stazione del Giorno della Resurrezione e la tua eterna e reale casa.

Il viaggio volontario è di due tipi: uno è il viaggio delle anime e dei cuori verso l’Onnipotente Re della creazione. Il secondo è un viaggio fisico (safar jismani) nella terra di Dio. Dedicheremo una sezione separata a ciascuno di questi viaggi [1], così che potrai ricevere la guida necessaria per raggiungere gli obiettivi. Con questa guida saprai preparare i mezzi necessari al cammino, saprai aprire le porte e imparare quei principi (adab) che saranno i tuoi compagni e aiuto per compiere il bene ed essere compassionevole. Con questa mappa potrai assistere le persone bramose d’amore (‘ishq) durante i loro viaggi e aiutare così in sha’ Allah ta’ala l’autore nel Giorno della Resurrezione di fronte al suo Signore (Mawla).

O Signore, aprici le porte della Tua grazia e misericordia! Tu, o Signore di bontà e generosità!

PRIMO CAPITOLO

A proposito del Percorso Spirituale verso il Glorioso Signore e del Significato di questo Viaggio

O servo di Dio, sappi che il Signore, Lodato sia, creò l’essere umano con l’unico scopo di permettere al suo cuore o spirito di compiere il viaggio verso di Lui, di raggiungere la comunione con Lui e di osservare la Sua Gloria e Bellezza, essendo queste fine ultima di tutte le ragioni e di tutte le intenzioni, nonché sublimazione di ogni premio e dono. Il mondo e tutto ciò che esso contiene, cosi come l’aldilà e tutto ciò esso che contiene, sono stati creati per lo stesso motivo. La venuta di profeti e messaggeri e la rivelazione del Corano e delle altre scritture sono tutte da intendere nella realizzazione del medesimo scopo. Nelle parole di Dio:

E non ho creato i jinn e gli uomini se non affinché possano servire (o adorare) Me. (51:56)

Ibn `Abbas (che Dio sia soddisfatto di lui) disse che in questo contesto li ya’budun (affinché possano servirMi) significa li ya`rifun (affinché possano conoscerMi). Cioè, tutto è stato creato affinché Io sia conosciuto. Secondo una tradizione sacra (hadith qudsi), Dio ha detto:

Ero un tesoro nascosto e volli essere conosciuto.

Creai la creazione per poter essere conosciuto.

Tuttavia, parlando ora del percorso, sappi che il cuore dell’uomo si confronta con veli, ostacoli e grandi distanze (che separano da Dio).

Nel percorso esistono anche diversi gradi, fasi e stazioni di prossimità con Dio. Se uno non supera le difficoltà del cammino, non potrà raggiungere alcun grado di vicinanza con Dio.

La Presenza Divina (Hadrat al-Quds, lett. Presenza di Santità) non si svelerà fino a quando l’uomo non si strapperà di dosso i veli del sé (hujub al-nafs). Il primo velo dunque, causa di separazione dal Signore Onnipotente (Hadrat al-`Izzah), è l’ignoranza riguardo a Lui, che si palesa attribuendo compagni all’Uno (shirk) e dubitando dei Suoi attributi di Gloria e Perfezione. Tutto ciò conduce alla negazione (kufr) di Dio, glorificato sia, cioè al più oscuro e ingombrante dei veli, come detto:

In verità Allah non perdona che Gli si associ alcunché. (4:48 e 116)

E’ quindi essenziale che il cercatore di Dio cambi l’oscurità dell’ignoranza del suo cuore in illuminazione, attraverso la luce della conoscenza. Solo così raggiungerà la luce della certezza (yaqin) rimuovendo l’oscurità del dubbio. Raggiungerà il Tawhid uscendo dall’oscurità del politeismo e raggiungerà la luce della fede liberandosi dalla perplessità della negazione. In caso contrario il suo corpo e la sua anima rimarranno nell’oscurità eterna e nella dannazione del più infimo dei livelli dell’inferno, preparato da Dio per i miscredenti, gli infedeli e i Suoi nemici.

Il secondo passo nel cammino verso il raggiungimento della vicinanza con Dio è l’obbedienza (ta’ah) e il servizio (`ubudiyyah) verso di Lui. Dio infatti ha ordinato: O uomini,

adorate il vostro Dio! Inoltre il Profeta ﷺ ha narrato, riferite a Dio, le seguenti parole:

“In verità Allah dice: chi avversa un devoto ravvicinato fra i Miei servitori, a costui Io dichiaro guerra! Il Mio servitore non si avvicina a Me con un’opera a Me più gradita dei doveri che gli ho prescritto. Il Mio servitore non cessa d’avvicinarsi a Me per mezzo delle pratiche supererogatorie, sino a che Io lo amo. Ed allorchè Io lo amo, divengo il suo udito tramite cui ode, la sua vista tramite cui vede, la sua mano con cui afferra, il suo piede con cui cammina. Se mi chiede qualcosa, certamente gliela concedo; se cerca la Mia protezione, sicuramente gliela offro. Quasi esito nel dare la morte al Mio servo, perché mi rincresce qualunque cosa lo affligga”.

(Sahih Bukhari, 6502)

Dunque, chiunque conosca davvero il suo Maestro (Mawla) deve obbedirgli e chiunque abbia scoperto il suo Signore deve adorarlo. In caso contrario egli rimarrà nell’oscurità dei peccati, al livello dei blasfemi, essendo il peccato uno dei livelli di lontananza (bu`d) da Dio e l’obbedienza uno strumento per avvicinarsi a Lui.

La terza fase della vicinanza è la buona condotta. Per il cercatore della Verità (Haqq) è opportuno trasformare il suo riprovevole comportamento in uno lodevole, dal momento che ogni azione lodevole è considerata un mezzo di prossimità al Signore. Ogni vizio morale è un passo nella direzione opposta a Lui e causa il Suo dispiacere.

Il cercatore autentico è quindi obbligato a volgersi:

  • dall’oscurità dell’orgoglio verso la luce dell’umiltà;
  • dall’ignobile gelosia verso le virtù di affetto e di compassione;
  • dalla bassezza dell’avarizia verso la grandezza della magnanimità;
  • dall’oscuro abisso dell’ingratitudine verso le nobili vette della riconoscenza;
  • dall’oscurità dell’ipocrisia alla luce della sincerità;
  • dal deserto dell’attaccamento alla bellezza superficiale e alle ricchezze del mondo fisico verso il giardino dell’amore e della fiducia nel Signore dei cieli e della terra;
  • dall’oscurità di un falso senso di sicurezza verso la luce del timore ( o consapevolezza) di Dio;
  • dall’oscurità della disperazione verso la luce della speranza e della fiducia;
  • dalle ombre dell’ira e della rabbia verso la luce della pazienza e della tolleranza;
  • dall’oscurità dell’impazienza e ansia di fronte ad avversità e calamità verso la luce della pazienza e accettazione incondizionata delle difficoltà del destino;
  • dall’oscurità della negligenza verso la luce della consapevolezza e del ricordo;
  • dall’oscurità della perplessità e dei capricci verso la luce dell’obbedienza e dell’umiltà;
  • dall’oscurità della dipendenza da vincoli mondani verso la luce della sottomissione alla volontà del Signore di tutti i signori;
  • e dall’oscurità della schiavitù della lussuria e sensualità alla luce dell’obbedienza al glorioso Creatore.

Questo cammino è quindi uno dei più importanti ed è necessario che lo percorrano tutti i cercatori della vicinanza Divina, della suprema felicità e dell’eterna residenza nell’aldilà.

Il quarto passo del percorso spirituale è il viaggio attraverso i Bellissimi Nomi (al-‘asma’ al-husna) e gli Eccelsi Attributi della Verità (sifat al-Haqq). Quando infatti un cercatore purifica il proprio essere interiore (batin) dalle cause della sua lontananza (da Dio) e raffina e purifica il suo cuore con la pratica della vicinanza, meriterà di procedere verso il Maestro del Regno, essendosi manifestati in lui gli effetti dell’amore di Dio e la Sua grazia. A questo punto, vi è una differenza tra il rango di awliya’ e asfya’ (gli eletti). Abu `AbdAllah Muhammad ibn`Ali al-Tirmidhi disse: “Allah, Lodato sia e Glorificato, insegnò i Suoi Nomi ai Suoi servi. Ogni Nome appartiene ad uno specifico universo spirituale (iqlim), per ognuno dei quali esiste un’autorità (sultan). Ciascun iqlim possiede la sua specifica conoscenza, la sua assemblea di creature, su cui vengono elargiti doni e ricompense proprie di quell’universo.

Dio ha assegnato stazioni speciali ai cuori degli eletti. Può accadere che un wali, un santo, dimori nel primo degli iqlim, perché di tutti i Nomi di Dio egli conosce quello proprio di quello stato. Accade spesso che uno dei santi (awliya) occupi una stazione in diversi iqlim allo stesso tempo. Quindi, quando rivolge la propria attenzione ad uno stato particolare, il Nome di quell’iqlim viene conferito su di lui, così che raggiunge il livello del wali che prende parte a tutti i Nomi. Egli è colui che è benedetto da tutti i Nomi ed è il Re di tutti gli awliya.”

Al-Tirmidhi dice inoltre: “L’esperienza che le persone comuni arrivano a conoscere dei Nomi Divini è la fede in essi. La parte dei Nomi Divini che le persone giuste (ashab al-yamin), così come gli awliya, riescono a conoscere dipende dal grado di apertura del loro cuore (sharh as-sadr) verso quei Nomi. La luce risplende in loro per mezzo della conoscenza (ma’rifah) degli Attributi Divini. Ognuno ne beneficia a seconda delle sue capacità e della quantità di luce spirituale che il suo cuore possiede. Gli awliya sono completamente liberi degli attaccamenti mondani e sono rivestiti di un nuovo abito spirituale. I benefici di cui godono i prescelti tra gli awliya’ comprendono la diretta osservazione degli Attributi Divini e la ricezione della loro luce nel ricettacolo dei loro cuori.”

Da ciò che è stato menzionato dal nostro Shaykh (la misericordia di Dio sia su di lui), appare che ogni wali gode di una stazione assegnata esclusivamente a lui. Egli non supera questa stazione che gli è concessa da Dio in accordo con le sue abilità e il suo determinato livello. Perciò, quando il suo cuore raggiunge quella stazione spirituale, il suo percorso mistico ha raggiunto la sua destinazione e il suo viaggio è al culmine. Questo viaggio non è in termini di movimento da un posto all’altro e non si riferisce al movimento di un viaggiatore nello spazio, né alla destinazione desiderata. Dio, Lodato sia, è più vicino ad una persona della sua propria vena giugulare. In questo caso ‘viaggio’ significa la rimozione dei veli che impediscono la visione del cuore e impediscono alla luce degli Attributi Divini di risplendere del cuore del viaggiatore. Questo è il viaggio per il quale l’uomo è stato creato.

SECONDO CAPITOLO

Sui Principi Esteriori di questo Viaggio

Devi sapere che il percorso del cuore verso Dio richiede il rispetto di certe regole (adab), alcune delle quali sono relazionate con il mondo esteriore (zahir) mentre altre con il mondo interiore (batin).

Il primo principio esteriore è che il viaggiatore deve rinunciare a possedimenti e strumenti materiali e distaccarsi da impegni mondani. Non deve avere impegni eccetto il servizio del suo Maestro, l’obbedienza a Lui ed il Suo ricordo. [1] Dio, sia Lodato, disse:

Menziona il Nome del tuo Signore e consacrati totalmente a Lui. (73:8)

Il secondo principio consiste nel ritiro e nel distacco dalla gente, in particolare da coloro che ostacolano l’avvicinamento a Dio. Dio disse al Profeta ﷺ:

“Sta lontano da loro e evita coloro che invocano altri che Dio.”

Il terzo principio è che il viaggiatore (salik) deve proteggere i sette organi del suo corpo da ciò che il suo Maestro, Allah, disprezza. Questo significa:

gli occhi devono essere chiusi a ciò che è proibito e non è di beneficio alcuno;

le orecchie non devono ascoltare calunnie, volgarità e parole oscene;

la lingua deve essere protetta dallo stesso tipo di errori e le labbra devono essere sigillate a ciò che non è di alcun beneficio.

Alcuni sapienti hanno detto che il discorso deve essere in ricordo di Dio, il silenzio uno sforzo di contemplazione e lo sguardo deve aver lo scopo di ricevere una lezione.

Il salik deve anche proteggere il suo stomaco da cose illecite e sospette mentre in caso di alimenti leciti non deve consumarli avidamente o golosamente, in uno stato di oblio del divino. Al contrario, mangiando dovrebbe essere sveglio e consapevole della Presenza di Dio. Allo stesso modo, deve proteggere i suoi piedi, le sue mani e i suoi organi sessuali da ciò che è illecito e abominevole.

Il quarto principio è che il salik deve opporsi al suo io fisico (nafs), cioè alle sue impellenze nel desiderare buon cibo, buone bevande, buoni vestiti, atti sessuali, un buon cavallo da cavalcare, ecc. Questa è la jihad akbar (lo sforzo, la lotta più

grande) a proposito della quale il Profeta ﷺ, leader supremo dell’umanità, disse:

“Siete ritornati dalla jihad asghar (la lotta minore) alla jihad akbar (la lotta maggiore).”

Questa jihad è molto importante e i suoi frutti sono più completi della lotta contro gli infedeli (kuffar), perché gli infedeli nella guerra cercano ricchezza e sono soggetti ai bisogni del loro sé fisico (nafs) che li porterà alla perdizione eterna e privazioni. Secondo i sapienti (‘urafa), la subordinazione al nafs è come gettare legna da ardere nelle fiamme, mentre i cercatori (talib) e il salik, per liberarsi dal proprio nafs, devono estinguere quel fuoco in loro stessi.

Il quinto principio è che il salik deve trovare uno Shaykh consapevole, perfetto e saggio, affinché lo guidi sulla via della perfezione e possa raggiungere l’Haqq, la verità. Il cercatore è come un paziente circondato da varie malattie e mali e afflitto da numerose indisposizioni e infermità. Il salik non ne è consapevole, ma anche se lo fosse, non saprebbe come curare il proprio nafs. Perciò non ha altre opzioni che cercare un medico compassionevole e amico che possa diagnosticare i suoi mali e aiutarlo a ristabilirsi e a superare le sue malattie. In altre parole, il salik è come un viaggiatore in un deserto terribile e pericoloso che non ha altra scelta che trovare una guida per essere condotto alla sua destinazione.

Il sesto principio è che il salik non deve mantenersi occupato in una confusione di suppliche, dhikr diversi (adhkar, pl. di dhikr), preghiere supererogatorie (nawafil) e tanti tipi diversi di pratiche. Al contrario, egli deve dedicarsi ad una singola forma di dhikr e compiere tutte le preghiere obbligatorie e le forme prescritte di devozione (fara~id wa sunan). Soltanto a questo punto si immergerà nel ricordo di Dio. Si dice che lo dhikr è la chiave del mondo invisibile (`alam al-ghayb) e la lampada del mondo interiore. Senza una chiave uno non può entrare in una casa e senza una lampada una casa oscura non può essere illuminata. Il salik dovrebbe ricordare Dio nella maniera in cui un amante ricorda l’oggetto del suo amore e il ricordo non dovrebbe mai abbandonarlo. Egli deve perseverare nello dhikr così tanto che lo dhikr si unisca a lui e non lasci mai il cuore vuoto di sé nemmeno per un istante.

Quando egli continua con questo dhikr, esso si trasforma da dhikr umano in dhikr celestiale e santo (qudsi). Lo ‘dhikr umano’ è quello che è compiuto con l’aiuto di suoni, lettere e numeri, mentre lo dhikr qudsi è libero da numeri, lettere e suoni. Dopo questa fase, il dhakir [chi compie il dhikr] perde la sua identità ed è immerso totalmente nello dhikr. Diventa inconsapevole del suo dhikr così come del suo proprio essere. Ci sono vari gradi di dhikr, alcuni superiori ad altri che sono difficili ad un primo approccio; gradualmente però le difficoltà e lo sforzo scompaiono e lo dhikr diventa la natura e l’abito stesso del salik.

Il settimo principio è mantenere un digiuno costante, dal momento che questa azione comporta opposizione e soppressione del sé fisico, causa prima di tutti i veli e fondamento della separazione e lontananza dall’Haqq. E’ permesso ad un salik di ridurre il suo cibo gradualmente. Questa è la via che è stata seguita da alcuni maestri Sufi (mashayikh). E’ altresì opportuno se uno adotta una via di mezzo e osserva moderazione. Muhammad ﷺ disse:

“Mantenete il vostro ego (nafs) in buono stato, perché è la vostra cavalcatura (markub); dovete essere gentili con lui e prendervene cura.“

Il Profeta ﷺ inoltre disse: “Chiunque renda la sua fede estremamente austera per se stesso, sarà sopraffatto e comandato dal suo nafs.”

Se accade che il salik debba interrompere il suo digiuno facoltativo (mustahabb) per compiacere il suo invitato o su indicazione della sua guida spirituale (murad), egli non deve permettere che il proprio ego si soddisfi fino a sazietà, ma piuttosto assumere cibo in quantità minima e mangiare meno di quanto sia solito mangiare nei giorni in cui osserva il digiuno. In questa maniera egli priverà il suo nafs di due piaceri (uno è la rottura del digiuno e l’altro è il piacere di mangiare a sazietà). Inoltre, non dovrà sempre mangiare pane insieme con lo stufato, ma accontentarsi del pane. Questa pratica non è gradita ai mashayikh, specialmente se lo stufato è di carne.

L’ottavo principio è quello di occuparsi dell’igiene del corpo, perché tale pulizia è l’arma del credente ed evoca l’illuminazione interiore. Il Profeta ﷺ disse: “Un’abluzione (wudu) compiuta su una abluzione precedente sarà come luce su luce nel Giorno del Giudizio.”

Il nono principio è di mantenersi vigili durante le notti. Questa pratica è considerata come una delle più importanti azioni del salik. Dio l’Onnipotente, lodando persone virtuose (abrar) dice:

Dormivano una piccola parte della notte (51:17)

Significa che costoro dormono poco di notte, tempo che per gli awliya’ e per i puri è tempo di suppliche.

Il decimo principio del salik è quello di sforzarsi al massimo per ottenere mezzi leciti (halal) per vivere. Dio, Lodato sia, ha detto:

O voi che credete, mangiate le cose buone di cui vi abbiamo provvisto… (2:172)

Inoltre il Profeta ﷺ disse: “Dopo i doveri obbligatori, è obbligatorio cercare mezzi di sostentamento leciti”; in altre parole, dopo i doveri di fede questo è il più impellente degli obblighi. Il guadagno lecito illumina l’essere interiore (batin), mentre il guadagno illecito oscura il cuore. I sapienti `urafa’ hanno detto: “Dio illuminerà il cuore di chiunque si nutra di cibo guadagnato lecitamente per quaranta giorni.“ Nel caso in cui l’assolutamente lecito non sia presente a causa del dubbio carattere di ciò che si è guadagnato, dovrà nutrirsi di ciò che è meno suscettibile al dubbio, e anche di ciò dovrà prendere in relazione alle proprie minime necessità e non a sazietà.

Se il cercatore agisce con negligenza in questo aspetto, non sarà in posizione di beneficiare dei frutti dell’albero dell’`irfan (conoscenza spirituale). L’autore di questo trattato (che Dio abbia misericordia di lui) dice che un discepolo (murid) non deve assumere un grano di sesamo di dubbia provenienza, né nei giorni di difficoltà e bisogno, né tantomeno durante circostanze normali e agevoli. La causa prima della corruzione della gente in questo mondo è la loro negligenza in questo aspetto, così come la loro mancata astinenza da cibo illecito e dubbioso.

Il Messaggero di Dio ﷺ disse:

“I criteri della religione sono la pietà e il timor di Dio e la fede è corrotta dall’avarizia.”

Qui terminano le regole esteriori prescritte per il salik. Esistono però molte regole interiori seguite dalla gente del cammino spirituale (tariqah).

Note:

[1]. Ciò non significa che il viaggiatore non debba impegnarsi in nessuna attività sociale, ma che deve vivere in maniera che qualunque azione compia sia in onore di Dio e che qualunque servizio o attività scelga sia un mezzo per raggiungere la vicinanza col Divino. In questo stato, tutte le azioni e vocazioni di una persona, per quanto appaiano mondane, sono in realtà per l’Aldilà, per un mondo superiore a questo.

TERZO CAPITOLO

Sulle Regole Interiori di questo Viaggio

La prima regola è tenere sotto controllo l’ego (nafs). Ciò significa che il salik deve sempre vigilare sul proprio cuore. Non deve distrarsi nemmeno per un istante; perché altrimenti soccomberebbe ai suoi desideri carnali e tentazioni sataniche. Deve essere cosciente di essere sempre osservato da Dio, perché come Egli disse:
Invero Allah veglia su di voi. (4:1)

Il Profeta ﷺ disse:
Dio osserva il vostro cuore e le vostre azioni, non il vostro comportamento apparente né i vostri
possedimenti mondani.

La seconda indicazione è esprimere umiltà, povertà e stato di bisogno di fronte al Signore dei mondi. Abu Yazid (che Allah santifichi la sua nobile anima) riporta che una voce interiore
(sarush) lo chiamò dicendo: “O Abu Yazid! Ci sono molti servi al Nostro servizio. Quindi se ci stai cercando, porta con te umiltà e bisogno.”

In altra circostanza Abu Yazid disse: “Tu sai per certo di essere in un disperato bisogno del tuo Signore in ogni momento e da tanti punti di vista. In ogni istante sei nella necessità della guida della Sua luce e anche del Suo compassionevole sguardo e del Suo supporto.

Nel momento della morte sei nel bisogno di Lui di modo che la luce dell’Islam e la sua conoscenza si mantengano intatte nel tuo cuore.

Nella tomba sei nel bisogno di Lui per rispondere correttamente le domande poste da Nakir e Munkar (i due angeli della tomba). Sarà Lui ad essere il tuo amico nelle angosce della tomba. La più grande delle tue necessità in Lui sarà poi nel Giorno del Giudizio, il giorno del rimpianto e del rimorso, così che Dio, l’Eccelso, potrà rendere luminoso il tuo volto, nascondere i tuoi difetti con la Sua misericordia ed aumentare sulla Sua bilancia (nizam) il peso ed il valore delle tue buone azioni. In tal modo Egli potrà facilitare l’esame del tuo registro e mettere il libro delle tue azioni nella mano destra, in maniera da mantenerti forte nel Percorso (shat), salvarti dalla punizione e portarti verso il Cielo. La Sua più alta generosità e il Suo più immenso favore è quello di benedirti con la Sua beata visione.”

Questi sono i tuoi bisogni essenziali in relazione al tuo Maestro, in questa vita e nell’aldilà. Quindi la tua attitudine di povertà e umiltà di fronte a Dio devono essere in accordo con la tua reale povertà ed il tuo reale bisogno.

Il terzo principio è il pentimento (tawbah) e penitenza (inabah) di fronte a Dio, in ogni condizione di difficoltà e abbondanza, comodità o disgrazia. Riferendosi al Profeta Sulayman u, Dio disse: “Egli era un buon servo, perché era penitente.” Dio disse la stessa cosa a proposito del Profeta Ayyub (Giobbe) u, perché mentre Sulayman u vedeva il suo Benefattore attraverso i Suoi doni (ni’mah), Ayyub u vedeva nelle Sue prove l’Uno, colui che mette alla prova. Né i doni ricevuti dal primo offuscavano la propria visione del Sostentatore, né le difficoltà e tribolazioni del secondo velavano la sua vista dal percepire la mano di chi le mandava. In entrambi i casi attribuivano tutto ciò che accadeva al Signore.

Il quarto principio è accettare (taslim) il comando di Dio, l’Onnipotente. Taslim significa arrendersi a Dio sia con il cuore che con il corpo, essendo entrambi sotto la sua proprietà. Riconoscere una proprietà al suo proprietario è una condizione necessaria al taslim. Il proprietario ha il diritto di controllare la sua proprietà e di disporre di essa nella maniera che ritiene opportuna. Dipende da Lui se onorare o porre in disgrazia il Suo servo, se soffiare in lui la vita o dargli la morte, se causargli malattia o regalargli la salute, se renderlo ricco o povero. Quindi ad un salik è richiesto di non sollevare obiezione alcuna contro la Sua volontà. Egli non deve lamentarsi, apertamente o in segreto, perché la protesta contro il reale proprietario è assurda e viola ogni possibile regola. La lamentela contro il Signore da parte di qualcuno che afferma di essere suo servo e amante è il difetto del suo amore, del suo servizio e della sua devozione.

Il quinto principio è rida (soddisfazione), cioé accettare i decreti Divini senza questionarli, anche se possono essere amari. I comuni credenti fanno ricorso alla pazienza (sabr) quando sopraggiunge una calamità. Tuttavia, lo stato dell’eletto in una situazione simile è quello della rida. La differenza tra sabr e rida è che la persona paziente (sabir), in virtù della sua fede, affronta la calamità con sopportazione; la sua fede rimane intatta e non viene disturbata in tempo di calamità; egli non devierà dal cammino del servizio, per quanto grande e insopportabile la calamità sia; il suo cuore percepirà però la difficoltà. La persona soddisfatta (radi) è quella il cui cuore è sempre in stato di soddisfazione e felicità. Tribolazioni ed abbondanza non lo turbano, perché qualunque cosa egli riceva lo considera come un regalo dal suo amico. Egli gode delle difficoltà impostegli dal suo Amato ed Amico con lo stesso piacere con cui altri godono dei favori. [2]

Il sesto principio è uno stato di permanente afflizione (huzn). Il Profeta ﷺ disse: “Dio ama ogni cuore afflitto”. Tra le caratteristiche del Profeta ﷺ, si dice che era sempre in stato di contemplazione e di afflizione. Secondo gli ‘urafa, ogni cuore sprovvisto di afflizione non è altro che semplice argilla. Come può un credente riuscire ad essere allegro quando non conosce che cosa la penna della pre-eternità scrisse del suo destino, se felicità oppure disgrazia? Inoltre, è inconsapevole della sua fine, perché non sa che cosa guadagnerà domani (nella via della virtù oppure del vizio). Egli non sa se la sua obbedienza sarà accettata da Dio oppure no e se i suoi peccati saranno perdonati oppure no. Shaykh Abu al-Hasan al-Kharqani era tra le genti dell’afflizione. Un giorno gli fu chiesta la ragione del dolore dei grandi mistici. Rispose che la ragione è che essi vogliono conoscere Dio come merita di essere conosciuto. Ciò è impossibile.

Nessuno può conoscere Dio come merita di essere conosciuto.

Il settimo principio è di avere una buona opinione (husn al zann) di Dio, il Glorioso. Egli in una Tradizione Sacra (hadith qudsi) disse:

Tratto il Mio servo in accordo con ciò che pensa di Me,  quindi che abbia l’opinione che vuole.

Per questa ragione è quindi necessario per un servo di Dio avere una buona fede in Lui o comunque una opinione favorevole. Questo stato è raggiunto come risultato del discernimento degli Attributi della Bellezza di Dio, includendo generosità, compassione, magnanimità e grandezza del Suo perdono. Chiunque non abbia fede in Dio o abbia un’opinione negativa del suo Signore perde la speranza nella Sua misericordia. Egli considera i suoi vizi e peccati più grandi delle capacità della generosità e grazia Divina. Questo implica attribuire difetti e limiti a Dio.

L’ottava regola è che uno non dovrebbe mai considerare se stesso al di fuori dei piani di Allah (makr). Come Dio disse:

Si ritengono al riparo dallo stratagemma di Allah?

Di fronte allo stratagemma di Allah si sentono al sicuro

solo coloro che già si sono perduti. (Corano 7:99)

Inoltre Egli disse:

Tra i servi di Allah solo i sapienti Lo temono … (35:28)

 

NOTE

  1. Come già accennato, disponiamo soltanto della prima.

Vedi anche: Sheykh Najm al-Din al-Kubra

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